A Splitted world
"Il mondo si divide in due... quelli che hanno il fucile e quelli che stanno appesi al cappio..."
"Cazzo dici...?!"
"Massì, Ema, la battuta nel film di Leone, la diceva il Buono al Brutto"
"...e quindi tu saresti il Buono e io il Brutto...?!?"
"Ma no, era per fare un esempio!"
"Un esempio de che...?"
"Beh, mmm... del fatto che il mondo è spesso diviso in due!"
"E non ti veniva niente di più calzante di una citazione da un film western della fine degli anni Sessanta, considerando che non son neanche sicuro siano poi quelle le esatte parole dette da Clint?!?"
"Beh... Uh... No... Perchè, perchè tu che esempio porteresti?"
"Ah ah, speravo me lo chiedessi, ho tutta una mia teoria al riguardo! Per me il mondo è diviso tra quelli che scopano e quelli che NO!"
"Ah beh, sicuro... Ma come li distingui?"
"Che poi quelli che non scopano si dividono a loro volta in due categorie... I frenetici e i depressi. Quelli depressi se ne stanno chiusi in casa, evitano accuratamente ogni evento sociale, rimuginano sui loro fallimenti e soprattutto si tormentano per la mancanza di patata, ma senza avere nessuna soluzione per uscire dal circolo vizioso in cui si sono cacciati!"
"Ahh... E i frenetici...?"
"Beh, sono i più divertenti! Soggiogati dall'inquietudine, si aggrappano ad ogni ombra di situazione che possa portare a nuove conoscenze, li vedi sciamare come formiche operaie da una festa ad una serata in disco, da un aperitivo a una vasca in centro. Solo che a livello di risultati non si allontanano di certo dai depressi...!"
"Però... E com'è che hai sviluppato tutta 'sta teoria...?!"
"Ah, dimenticavo... La cosa più divertente è il passaggio da una categoria all'altra... Ad un certo punto il frenetico si rende conto che nonostante i suoi sforzi i risultati non vengono, e che forse la patata la troverà con una classica botta di culo non appena tornerà a chiudersi in casa. Cosa che ovviamente non avviene! E quindi ridiventa depresso, almeno finchè non giunge ad un'esasperazione tale che lo riporterà in pista...!"
"Ma... Allora... Chi scopa continua a scopare e chi no, NO!"
"Mi sa proprio di sì..!"
"Vabbè Ema, però tu stai evitando le mie domande... Ema, ma tu a che categoria appartieni...?!?"
"..."
Take me to the worst party in town…
Bologna, casa di studenti, interno, tra l’ingresso e il corridoio, ore 22 circa.
-Ehi Ema, allora…? Vieni…?
-Mmm…
-Eddai, me l’hai promesso…
-Mmmmmm…
-Dai che ci spacchiamo!
-Sicuro…?
-Sì.
-Sicuro sicuro…?!
-Sìi…!
-Occhei, ma ti avverto, se va come penso io, questa è davvero l’ultima volta.
-Dici così tutte le volte!
-Mmm…
Bologna, altra casa di studenti, atrio, davanti alla porta di ingresso, ore 22.30 circa.
-Ma siamo sicuri che a ‘sto giro la patata c’è…?!
-Tranquillo Ema…
-Le conosci le tipe che organizzano? Come sono?
-Ehhh…Simpatiche! Dico davvero…! Ma figurati se non hanno invitato delle amiche all’altezza della situazione!
-Mmm…Ottimi presupposti…
Bologna, casa delle studentesse, interno, sala, ore 22.35 circa.
[Breve descrizione della suddetta situazione: lumini accesi, sparsi per la casa, che fan sempre effetto, ministereo che gracchia qualche incomprensibile canzone di riconoscibile cantautore italiano, tavolo in fondo alla sala carico di ogni genere di bevande alcoliche, gli unici analcolici sono quelli che servono a fare misciotti di varia, nebbia persistente provocata dal fumo di sigarette truccate e non. Ma soprattutto: il 70%, ma anche il 75, dei presenti è assolutamente e inequivocabilmente di genere maschile. E che genere… Un’analisi superficiale, condotta sul vestiario e sulle facce, rivela un’inquietante maggioranza di ingegneri, massimo massimo studenti di economia. Le ragazze presenti, beh, sono perlopiù simpatiche…]
Bologna, di nuovo atrio, porta appena chiusa alle spalle, ore 2.30 circa.
-Mmm…Una di quelle poche volte in cui mi secca avere ragione…
-Cazzo, sei sempre il solito…Ci siamo divertiti o no…?
-No.
-Cheppalle che sei! Oh, bevuto abbiam bevuto, fumato pure, non è stata poi così tragica!
-E la patata…? L’avevano nascosta nello sgabuzzino per evitare che li distraesse dai discorsi sul Motomondiale…? Sugli scarichi che monta la Yamaha di Valentino Rossi…?!
-…
-Capisco che ‘ste feste siano un po’ uno specchietto per le allodole… Ci vanno tutti, convinti di trovar patate, e poi…TRAC…Sei costretto a disquisire di carburatori e cambi sequenziali! Ma le ragazze, le patate, ci vanno mai a ‘ste feste…? Frequentano circoli privati? Fanno feste “monosex”…?
-Ma…
-Ormai sono per la tesi del grande complotto… Secondo me c’è una loggia massonica delle patate e col cazzo che ci fanno entrare…! Bastardi…!
-Ema, tranquillo… cazzo, era solo una festa non troppo riuscita…!
-Andiamo a casa, va’…!
Siamo i Rocky Joe dell'ammmore
Ti ricordi di Rocky Joe...? CazzochepugilecheeraRockyJoe...!
A Rocky Joe tocca affrontare pugili davvero tosti, anzi finisce lui inesorabilmente per gravitare nell'orbita di avversari sempre più forti.
Rocky Joe è un picchiatore, uno che si cerca le risse per strada, ma che finisce col tempo per apprendere anche la tecnica, grazie all'esperienza maturata e ai saggi consigli del suo allenatore.
Rocky Joe è uno che non intacca mai il suo nocciolo, evolve, cresce, ma in fondo rimane sempre fedele a sè stesso.
Quando non combatte, Rocky Joe è uno sbruffone, si presenta come il migliore, cerca la superiorità psicologica.
Rocky Joe però si fa segnare dagli eventi, ha cicatrici, molte, fuori e dentro, ma non le mostra.
E alla fine però tutto si risolve sul ring, è quello l'unico posto dove non si può mentire, nè a sè stessi nè all'avversario. Lì Rocky Joe applica i risultati di faticosi allenamenti, sfrutta ciò che ha imparato contro il precedente avversario e ciò che ha preparato appositamente per l'incontro.
Ma non sempre basta. Anzi, molto spesso la tecnica porta i suoi frutti solo per un limitato numero di round. Perchè chi gli sta di fronte adegua le proprie contromosse.
In ogni combattimento di Rocky Joe che si rispetti, ad un certo punto la tecnica e l'eleganza vengono meno, e si deve tornare da dove si era partiti. Alla rissa da strada. Dove è solo cuore contro cuore, fame e passione che bruciano.
Rocky Joe si rialza sempre, anche con la faccia tumefatta e le braccia a penzoloni, i muscoli stanchi.
Rocky Joe può anche perdere, non è affatto un pugile invincibile. Può finire sconfitto, ma è proprio in quel momento che ci sentiamo più vicini a lui. Perchè sappiamo che comunque ha dato tutto.
Rocky Joe sa che l'unico modo per assorbire una sconfitta -ma anche una vittoria- è lanciarsi in una nuova sfida. Ci ha provato a ritirarsi, ad abbandonare la scena, a seguire vie alternative, alla fine il demone comunque chiama.
Sono un Rocky Joe dell'ammmore.
Dietro un pianto, dentro un telefono
Una ragazza. Cammina. O magari è ferma. Per strada. Si agita, gesticola. Parla al cellulare. Sul viso le passano, tra una ruga d'espressione e l'altra, mille stati d'animo.
E piange.
Tu cammini per strada, stai facendo i tuoi viaggi nel viaggio, e la vedi. E' un'immagine che ti fai sfuggire? O sfuggi alla discrezionalità che permette alla nostra società di cortesi sconosciuti di esistere, e ti soffermi?
Cosa succede dall'altra parte? Chi regge alla distanza il filo della conversazione? Cosa può aver spinto una così bella ragazza (sì, diamo per assodato che sia bella, la classica bellezza non convenzionale) a lasciarsi andare, a cedere alle lacrime?
Non è una sceneggiata napoletana, le lacrime non sono vistose, non sono enfatizzate, ma sono indubbiamente lacrime, lacrime forse orgogliose, lacrime che non portano a nascondersi sotto un portico, dietro una colonna.
E tu guardi, sei incantato, forse non ti interessa neanche che lei possa notarti. Sai che se anche succedesse, dopo una veloce occhiata, tornerebbe a rivolgere l'attenzione al suo cellulare. Vuoi guardarmi mentre piango? Bene, fai pure.
E infatti non è questione di morbosità, di mancanza di rispetto. No, è quell'ipnosi provocata dalla curiosità, dal cercare di immaginare quell'unico tassello del puzzle che ancora manca.
Il primo inevitabile pensiero è "la sta lasciando, nel peggiore dei modi, via telefono...Beh, sempre meglio che un sms...Sì, ma il coraggio di dirle in faccia certe cose...? Io non lo farei mai..."
Forse è anche l'unico, di pensiero... Davvero non è facile pensare a cosa potrebbe provocare un pianto così composto, dignitoso.
Ad un certo punto però ti ripigli, sarebbe giusto uscire da quel microcosmo che non ti appartiene. E in fondo ormai il detonatore è stato premuto.
Un altro viaggio da aggiungere ai tuoi viaggi nel viaggio.
Cose che si dicono per dirne altre, o forse no.
Tornavo a casa, borsa della spesa in mano.
Passo veloce, andatura decisa (anche se la mamma dice sempre che tengo la spalla sinistra un po' ricurva e che dovrei camminare diritto che faccio tutto un altro effetto e che sennò mi si piega la schiena).
Quando vicino ad un cassonetto scorgo un elemento anomalo. O almeno che fino a oggi ritenevo anomalo, soprattutto considerando che non siamo neanche a metà novembre.
Vicino al cassonetto era stato abbandonato un albero di natale. Uno di quei piccoli alberi di natale da salotto, alti non più di un metro e venti. Bagnato dalla pioggia, ostentava stoico le sue decorazioni rosse e dorate.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che il suddetto albero era completamente secco. Impregnato d'acqua, ma secco.
Proseguendo verso casa con la mia fida borsa gialla del discount, ho iniziato il classico viaggio attraverso i massimi sistemi, disquisendo tra me e me sulla società consumistica che consuma ancora prima di aver prodotto, e di come in realtà sia tutto estremamente simile a quelle storie d'amore che giungono a termine ancora prima di iniziare.
Ecco, inizialmente volevo scrivere proprio di questo.
Poi mi sono detto che l'immagine dell'alberello parlava da sola, proponeva un suo metatesto indipendente. In pratica era già una metafora pronta per essere colta.
E quindi niente. Pensate all'alberello.